I temi che condizionano gli scambi sono rimasti immutati: il rafforzamento del Dollaro USA, frutto del rimpatrio forzato degli attivi finanziari investiti fuori dai confini degli Stati Uniti; la debolezza dell'aggregato delle materie prime; le incertezze che gravano sul futuro dell’economia mondiale - stagflazione oppure deflazione? - ed infine il dubbio sulla capacità del governo americano di affrontare linearmente la crisi – continuare gli interventi in favore del settore finanziario ed assicurativo oppure dirottare risorse finanziarie verso il segmento industriale?
Se a prima vista l'andamento del metallo giallo sembra risultare incerto, in realtà esso esibisce una sua forza intrinseca. Durante le ultime quattro settimane – ovvero a partire dal 22 ottobre, data in cui le oscillazioni hanno assunto l'incedere laterale - l'oro ha guadagnato l’1%, mentre l’indice delle commodities DJ AIG ha ceduto il 5%, il petrolio il 13%, l'indice S&P 500 il 2.6%. Quanto al dollaro esso è cresciuto 2% contro l’EUR.
Quali sono le cause di questo sostegno al metallo prezioso?
Innanzitutto, un aumento della domanda.
In primo luogo, le statistiche evidenziano come la richiesta di oro fisico da parte del mercato sia in continua ascesa – con l’India a farla da padrone alla quale si sono recentemente aggiunti gli investitori dell'area del Golfo, ansiosi di proteggere i propri risparmi dalla debolezza sia del mercato immobiliare sia delle borse mediorientali. Un articolo pubblicato nel quotidiano Gulf News, ha recentemente riportato che l'Arabia Saudita ha acquistato 140 tonnellate di oro. Ci sono ragionevoli motivi per credere che tale operazione sia stata originata da una precisa strategia con una duplice valenza: da un lato coprire l’esposizione valutaria in dollari, dall’altro diversificare le riserve.
In secondo luogo, la quantità di oro fisico detenuta dal principale fondo ETF di categoria (SPDR Gold Trust) è aumentata all’incirca di 3 tonnellate nel corso del terzo trimestre, mentre il World Gold Council annuncia che dall'anno scorso la domanda sarebbe cresciuta del 18% e ciò nonostante una leggera flessione durante i primi 9 mesi dell'anno rispetto al medesimo periodo del 2007.
Secondariamente, una diminuzione dell’offerta sul mercato.
Le operazioni di dismissioni delle banche centrali nell'ambito del "Washington Agreement" sembrerebbero essere sensibilmente in calo, come viene confermato da alcuni autorevoli studi di settore, i quali citano pure una continua flessione delle operazioni di vendita a termine di metallo di futura estrazione da parte degli operatori minerari. D’altronde, non si deve neppure escludere che le banche centrali che non detengono una quantità di metallo sufficiente rispetto alle proprie riserve valutarie denominate in dollari, stiano accelerando la diversificazione delle riserve, approfittando della debolezza dei mercati finanziari. Le banche centrali che stanno implementando questa politica sarebbero quella cinese, quelle dei paesi esportatori di petrolio del Golfo ed infine quella iraniana.
Nell’attesa di sviluppi significativi sul fronte macroeconomico che potrebbero imprimere un’accelerazione al movimento del metallo per il momento i punti estremi menzionati in apertura - $706/776 - fungono da contenitore delle oscillazioni di prezzo. La mancanza di direzione è peraltro confermata dal comportamento del "barometro" del rischio, rappresentato dalla parità di cambio euro-yen. I livelli di volatilità attuali (v. tabella iniziale) creano interessanti possibilità per aumentare la redditività delle posizioni.
A titolo esemplificativo, la vendita dell'opzione Call scadenza febbraio con un prezzo strike a $800 rende circa $30 - ciò implica l'eventuale consegna del fisico qualora l'oro alla scadenza si trovi oltre la barriera.
Parallelamente, la vendita dell'opzione Put con uno strike a $690 con la stessa scadenza rende circa $32; ciò implica l'eventuale acquisto dell’oro qualora alla scadenza il prezzo si trovasse al di sotto di $690. In tal caso il costo effettivo risulterebbe il seguente: $690-$32 incassati = $658. Osserviamo che la redditività dei premi sta calando a causa della diminuzione della volatilità dovuta al fatto che la situazione di non-direzionalità si sta procrastinando oltremisura. Continuiamo quindi a prediligere interventi mirati in prossimità dei supporti e delle resistenze significative.
I punti chiave illustrati all'inizio - cioè il livello superiore a quota $754-55 e quello inferiore nella zona $721-22 - rappresentano punti interessanti, in termini di rischio/rendimento, per iniziare nuove posizioni di vendita di opzioni allo scoperto, rispettivamente di presa di beneficio e costruzione di posizioni "lunghe". La rottura confermata in chiusura delle soglie di prezzo summenzionate indicherebbe che la probabilità di rivedere un mercato nuovamente "in tendenza" è aumentata.
Nella fascia alta, unicamente la rottura confermata della barriera a $778 permetterebbe di contemplare ipotesi rialziste più significative – con un obiettivo ideale a $820. Nella parte opposta invece, la penetrazione confermata di $717 aprirebbe la strada verso un serio test del supporto a $710 ed in seguito dei minimi di periodo situati a $694-$680. Un’eventuale cedimento del supporto indicherebbe che l’area a $650-55 potrebbe venir sollecitata.
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Brunello Pianca, Paul Weber
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